- Capitolo: 2/3
- Colonna sonora: Per un pugno di dollari – Ennio Morricone
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Cap.2 Fuochi d’artificio
Mi risveglio nella stagecoach, Mary in piedi accanto a me. - Che ore sono - le faccio – Quasi ora di pranzo – mi risponde, lascio che il torpore vada via da se. Una scintilla nella testa – Come fai a essere già in piedi? E gli altri come stanno? - mi mostra le ferite, impossibile non esiste medicina al mondo in grado di rimarginare le ferite così in fretta, forse sto ancora sognando.
La carrozza che si frema bruscamente dopo una discesa e la mia testa che sbatte sulla parete, mi fanno capire che evidentemente non è così. Sento la voce di Sam e di Will che parlano al di la della sottile parete di legno, mi affaccio alla porta, siamo di nuovo sul luogo del massacro, ieri sera alla luce dei fuochi non sembrava cosi terribile. Will sta accendendo un fuoco per il pranzo, Sam come ormai ho imparato bene si sta muovendo per il campo per cercare di ricostruire quello che i nostri occhi non hanno visto, io e Mary ne approfittiamo per raccogliere proiettili e vestiti nuovi. L’aiuto, nonostante sia brava a uccidere e non se ne faccia un problema, sembra spaventata o nauseata dai cadaveri che fortunatamente non hanno ancora incominciato a puzzare, almeno non più di noi. Con il sole a picco ci raduniamo per mangiare, controllo le ferite degli altri due, Sam come Mary, ha solo un lieve rossore dove la carne prima era lacerata, ripensandoci anche la mia caviglia sta meglio, come se nulla fosse successo, faccio levare la camicia a Will speranzoso, mai pensare che la buona sorte ti accompagni fino alla meta, lui sta come dovrebbe stare uno con un buco in pancia e senza un orecchio, male, anche se non da a vederlo.
Longshot Sam prende parola – C’era almeno un altro gruppo che voleva ammazzarli, ho trovato una gatling gun dietro quel cespuglio e ci sono stati scontri in vari punti del campo, anche dove noi non abbiamo messo piede, o qualcun altro li ha beccati e attaccati insieme a noi oppure hanno dei disertori all’interno che hanno sfruttato, come noi, il loro momento di debolezza – detto questo Mary gli fa un cenno e si spostano più in la a sedere su delle rocce, stanno parlando di me, anche se non li sento, si nota benissimo lo sguardo di lei fisso verso il terreno e quello di lui che si alterna fra lei e me.
Decido di allontanarmi lasciando Will alla sua impresa di caricare la gatling gun sul carro, se non fosse cosi cocciuto potrei anche sprecare il fiato per dirgli che dovrebbe evitare sforzi inutili, ma tanto mi direbbe che ha passato di peggio e mi ignorerebbe. Frugando fra i resti delle tende trovo una mappa dell’ormai famigerata grotta di Tin, fino ad oggi sentita solo nominare, turni di guardia distanze e anche degli orari, una manna dal cielo o un altra colossale fregatura? Guardo meglio il cadavere che la custodiva e mi rendo conto di aver trovato il fomentatore della rivolta, è uno di quei tipi che abbiamo torchiato due giorni fa, e che il vecchio aveva voluto liberare a tutti i costi, dopo una illuminate ramanzina su quello che Tin stava macchinando alle spalle dell’esercito sudista, e io che avrei scommesso c’avrebbe sputtanato.
Decidiamo di ripartire dopo aver rinforzato l’asse della Stagecoach e averci attaccato un paio di cavalli in più, sapevamo già dove trovare la grotta, in fondo ai binari, ma grazie alla mappa il percorso risulta più semplice e sicuro, Mary mi evita per tutto il viaggio, chissà cosa cazzo le ha detto il vecchio. Ci vuole un volontario per andare in avanscoperta, vado io anche perché i due sembrano avere ancora qualcosa da dirsi, Will sembra troppo impegnato a capire come funziona il suo nuovo giocattolo e io sono troppo in tumulto per rimanere fermo qui ad aspettare.
Trovo condor e cadaveri ai posti di guardia segnati, ecco come sono usciti senza farsi notare, scavalco l’ultima collina e trovo il nostro invito per la grotta, il treno che stiamo inseguendo da ormai quattro giorni è fermo a una piccola stazione “privata”, sfumacchia lievemente, sembra che lo stiano tenendo in pressione. Ho visto abbastanza torno indietro, e lei mi aspetta li, al varco, spiego quello che ho visto e mettiamo insieme un piano indegno di questo nome, abbiamo ancora qualche minuto prima di partire, Sam mi guarda, la indica con gli occhi, è poco distante, sta pulendo il fucile, mi perdo per un attimo e mi riprendo appena lui mi dice “Vacci a parlare”, il tono è secco e non ammette repliche, vado.
-Che voleva il vecchio da te?-
-Non è facile da dire cosa?-
-Non sei stata sicuramente l’unica a cambiare in questi ultimi giorni, io ero partito per tutt’altri motivi, eppure ieri sera non ho potuto fare a meno di coprirti, e per un pelo Will non ci rimaneva secco-
-Pentito? Affatto, sono solo preoccupato, ci stiamo infilando nella tana del lupo e ne io ne te siamo lucidi-
-Comunque vadano le cose stasera, per qualsiasi motivo promettimi di non lasciarci le penne-
-Come sarebbe a dire che se non mi vedi salvo non esci? Per favore non fare stronzate non sono morto finché non sono a terra e non smetto di respirare, sono un baro e forse anche qualcosa di più, queste terre mi hanno dato risorse che non puoi nemmeno immaginare, uscirò di li in un modo o in un altro, e non voglio fare tutta questa fatica per scoprire che tu sei rimasta la dentro perché mi credevi morto-
-Ok. Non esiste un punto di contatto…[silenzio]…Facciamo cosi…[silenzio]…giochiamocela, testa o croce: se vinco io, rimani solo se mi vedi morto, se vinci tu puoi rimanere la dentro se non mi vedi in salvo-
-Non è vero, scegli la moneta, la faccia e lanciala. Se non la tocco non posso barare-
lo fa! Lancia la moneta nell’aria, che rotea, sale e ricade, l’afferra fra dorso e palmo delle mani…CROCE…mi sento morire dentro. Mi ricordo perché ho smesso di credere nella sorte, non è cieca, è beffarda.
Riusciamo a montare sul treno grazie alla parlantina di Sam e a una vecchia divisa da macchinista che conservava da qualche parte nel carrozzone che si porta dietro. Da qui in poi comincia la nostra corsa folle, Ghost Rock nella caldaia al posto del carbone, il treno parte, buttiamo di sotto i pochi uomini di guardia sulle carrozze, il treno accelera, ci sediamo rilassandoci per quel poco che si può, prima di qualsiasi cosa potremmo trovare la dentro, il treno sfreccia, lo notiamo da quanto veloce passa il panorama dal finestrino, si cominciano a sentire dei cigolii, poi d’improvviso buio, siamo dentro. Dopo poco appare il vecchio con una lanterna, è una maschera di sudore, e uno sguardo che non promette nulla di buono: -CORRETE VERSO IL FONDO, NON RIESCO A FERMARLA!- grida per farsi sentire sopra il rumore del treno che amplificato da questa grotta è diventato assordante.
Arrivati all’ultimo vagone troviamo un’altra locomotiva, è in pressione, forza opposta e contraria, quando Sam la mette in funzione mi sembra anche una buona idea e forse l’unica per provare a fermare questa corsa folle.
Ci reggiamo pronti allo strattone, forse riusciremo davvero a fermarci senza morire.
-FUNZIONA!- grida qualcuno.
Poi l’inevitabile, rumore, stridore, il treno deraglia.
Ci risvegliamo nel buio accatastati gli uni sugli altri, poco più in la il rosso delle braci che prima erano nella pancia della locomotiva.

